Ferrandina • Basilicata • Cultura dell’olivo

Majatica · Archivio del territorio

Il rito dell’infornata.

Il sapere delle mani, il tempo dell’attesa e l’arte di conservare: un’eccellenza gastronomica di Ferrandina.

Nere, leggermente raggrinzite, sapide e insieme dolci: le olive infornate di Ferrandina racchiudono un procedimento antico e una cultura del gusto.

Un Presidio Slow Food

L’oliva infornata di Ferrandina è un Presidio Slow Food. Secondo il disciplinare raccontato dalla Fondazione, per questa preparazione si usa la cultivar Majatica, particolarmente adatta grazie alla polpa abbondante e al nocciolo piccolo. [Fonte] ↗

Illustrazione originale delle olive nere, protagoniste della tradizione ferrandinese
Illustrazione originale dedicata all’oliva infornata. Non è una fotografia di prodotto.

La lavorazione tradizionale

La tecnica unisce maturazione, scottatura, sale e un’essiccazione controllata. In passato si impiegavano forni a legna; a partire dal 1910 si diffusero progressivamente essiccatoi ad aria calda. [Fonte] ↗

La scelta dei frutti

Si parte da olive della cultivar Majatica giunte alla giusta maturazione, selezionate per consistenza e dimensione.

La scottatura

Una breve immersione in acqua intorno ai 90 °C prepara il frutto alle fasi successive.

Il sale e l’asciugatura

Segue la salagione a secco e una prima perdita di umidità, secondo i tempi e le competenze dei produttori.

L’«infornata»

Le olive vengono disposte su graticci e asciugate in essiccatoi a temperatura intorno ai 50 °C.

Le temperature e la sequenza descrivono il processo tradizionale a livello divulgativo, non costituiscono un manuale di produzione né sostituiscono le procedure igienico-sanitarie dei laboratori autorizzati. [Fonte] ↗ [Fonte] ↗

Un sapore che viaggiava lontano

Proprio perché potevano conservarsi a lungo, le olive infornate sono state legate anche alla storia dell’emigrazione: accompagnavano chi partiva per l’America e portavano con sé il gusto di Ferrandina. [Fonte] ↗

A tavola, secondo tradizione

Con pane rustico, pecorino o salumi locali; oppure condite con olio extravergine, aglio e scorze di agrumi. Slow Food cita anche accostamenti con zucca e baccalà. [Fonte] ↗

Il valore di questa preparazione non è soltanto nel gusto: è nel sapere che passa da una generazione all’altra.